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Rabbits
Rabbits

Una scena della sit-com


Titolo originale: Rabbits
Lingua originale: {{{linguaoriginale}}}
Paese: USA
Anno di distribuzione: 2002
Durata: 50'
Colore: colore
Audio: sonoro
Ratio: {{{ratio}}}
Genere: noir
Regia: David Lynch
Soggetto: David Lynch
Sceneggiatura: David Lynch
Produzione: David Lynch
Art director: {{{nomeartdirector}}}
Animatori: {{{nomeanimatore}}}
Attori:
Doppiatori originali:
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Doppiatori italiani:
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Episodi:
  • Episode 1
  • Episode 2
  • Episode 3
  • Episode 4
  • Episode 5
  • Episode 6
  • Episode 7
  • Episode 8
Fotografia: David Lynch
Montaggio: David Lynch
Effetti speciali: {{{nomeeffettispeciali}}}
Musiche: Angelo Badalamenti
Scenografia: Jeremy Alter
Costumi: {{{nomecostumista}}}
Trucco: {{{nometruccatore}}}
Sfondi: {{{nomesfondo}}}


Titoli: {{{nometitolista}}}
Premi:
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"In una città senza nome, bagnata da una pioggia incessante, tre conigli convivono con un terribile mistero"


Rabbits (t.l.: Conigli) è una serie di 8 cortometraggi scritta e diretta da David Lynch nel 2002. Protagonisti sono attori in carne e ossa con testa e zampe da coniglio.

Inizialmente è stata pubblicata esclusivamente su www.davidlynch.com per i membri registrati.

Come la maggior parte dei lavori del regista, la colonna sonora è curata da Angelo Badalamenti.

Alcuni spezzoni dei vari episodi di Rabbits e un possibile nono episodio sono mostrati nel lungometraggio dello stesso Lynch, INLAND EMPIRE - L'impero della mente.

TramaModifica

Ogni episodio si svolge nella stessa stanza in penombra (un salotto), senza tagli di montaggio (eccezion fatta per l'episodio 6, nel quale è presente un unico "taglio" sul telefono che squilla). In sottofondo, la presenza costante della pioggia e qualche tuono, che ogni volta fa perdere la messa a fuoco della telecamera. L'inquadratura è fissa, mimando un proscenio teatrale.

Protagonisti della serie sono tre conigli (Naomi Watts, Laura Harring e Scott Coffey), dei quali si può solamente supporre una qualche parentela reciproca, che si muovono e interagiscono in modo bizzarro. Il format è quello di una sitcom, con tanto di risate del pubblico registrate; negli episodi, però, non ci sono battute divertenti e il pubblico applaude e ride in momenti apparentemente inappropriati (specialmente quando uno dei conigli parla del tempo). L'azione è minima e lunghe pause intercorrono nei dialoghi tra i personaggi, che risultano incoerenti per la maggior parte del tempo (con soventi allusioni a un non specificato "esso"). A un certo punto i conigli recitano a turno strofe incoerenti di poesia, cominciando da Jane e finendo con Suzie; il tutto viene interrotto da improvvisi lampi di consapevolezza, smorzati velocemente da un fiammifero acceso sullo sfondo. Con un effetto simile, una bocca diabolica viene mostrata due volte nello show, mentre biascica parole senza un senso apparente.

Ciò che emerge chiaramente è che qualcosa di tenebroso è accaduto in seno alla famiglia, un "terribile mistero" che la serie, comunque, non espliciterà mai.

Nell'ultimo episodio, la cadenza ossessiva di cui erano preda i conigli giunge al termine: la porta si apre e si sente un urlo infernale; i conigli si acquattano spaventati sul sofà e Jane dice: "Mi domando chi sarò [riferendosi a lei stessa]".

Analisi stilisticaModifica

Con Rabbits, David Lynch ha confezionato una sitcom che sovverte le regole del genere televisivo: i conigli, normalmente addomesticati, qui sono antropomorfi, parlanti e liberi; a differenza del pubblico, che ride e applaude a comando nei momenti meno opportuni, come se non sapesse quello che sta facendo. L'intento è probabilmente quello della denuncia, mediante metatelevisione, nei confronti di un mass media volto ad "addomesticare" il pubblico.

L'atmosfera (e l'architettura) del salotto, per non parlare della colonna sonora, richiamano alla memoria la Loggia Nera del capolavoro televisivo di Lynch, Twin Peaks, come se il regista avesse ancora qualcosa da dire sulla questione (dopo l'improvvisa cancellazione della serie, nel 1992). Il già citato salotto, ma anche le posizioni scultoree assunte dai personaggi e alcune frasi emblematiche sembrano rimandare tutte allo stesso tema.

Possibili interpretazioniModifica

I fan della serie hanno attivato una fervente discussione sui forum specializzati e sul sito www.davidlynch.com nel tentativo di dare un senso a questa serie surreale.

L'interpretazione più frequente vede i tre conigli in una sorta di purgatorio, o addirittura all'inferno. Si allude a una vita passata, probabilmente umana ("Jane, eri bionda") e a volte i conigli sembrano tornare lucidi ("Qualcosa non va"), per poi ripiombare nel loro limbo interiore con la recita delle poesie senza senso. Sono inoltre presenti numerose allusioni a un "posto oscuro" e a una vita futura (l'ultima linea di battuta della serie, pronunciata da Jane: "Mi domando chi sarò"), così come accenni al fatto che i conigli siano consci di essere osservati da un pubblico ("Spererei solo che andassero da qualche altra parte"). A parte queste oscure allusioni a vite passate e future, è spesso menzionato il tempo della notte ("[Esso] aveva qualcosa a che fare col parlare del tempo").

Per quanto riguarda il tema della sitcom, si evince che sia Jack il depositario del "terribile mistero" a cui fa riferimento la tagline. Gli stralci di conversazione sembrano identificarlo in un omicidio, punto finale di un rapporto familiare (non accertato) apparentemente equilibrato ("apparentemente" in quanto la mancanza di corrispondenza diretta nei dialoghi sembrerebbe suggerire una mancanza di comunicabilità, comune a molte famiglie). La rottura del suddetto equilibrio sembrerebbe qualcosa di importante appreso per telefono; a rafforzare questa tesi il fatto che l'unico "stacco" di tutta la narrazione avvenga proprio quando il telefono squilla.

I momenti in cui i conigli elencano parole senza senso sembrano fornire indizi circa la descrizione dell'omicidio, il luogo del ritrovamento e i motivi che hanno portato all'insano gesto: denti sorridenti (la foto di Laura Palmer?), sirene distanti, navi distanti (il cadavere è stato gettato in mare, come in Twin Peaks?), sangue, lacrime, bulbi sgocciolanti, bruciore,...

Le cosiddette "scene rosse" (quando Suzie porta in campo un paio di candele), permeate da dialoghi gutturali inintelligibili, sembrano rafforzare le tesi del "pubblico ammaestrato" e dell'omicidio: a differenza di quanto succede nelle scene di dialogo, qui il pubblico tace, come trattenendo il fiato nel momento di pathos evocato; si ride e si applaude quando non si capisce, si resta ammutoliti quando l'orrore si mostra nella sua forma più pura e non parafrasabile.

CuriositàModifica

Il primo a mettere teste di roditori giganti sui propri attori è stato Alain Resnais nel film "Mio zio d'America" (1980).

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